10 curiosità interessanti sulle impronte digitali!

Tutti le abbiamo, e lo sappiamo bene. Vengono utilizzate per una questione di riconoscimento e di sicurezza, che possiamo ormai sperimentare anche sui nostri cellulari e tablet, in modo molto comodo: sono le impronte digitali, uno dei metodi più sicuri della storia che hanno permesso, in passato, di identificare criminali di ogni tipologia. In questa lista cercheremo di conoscerle un po’ meglio, andando ad indicare una serie di curiosità davvero incredibili che le riguardano.

10. Le impronte digitali sono immutabili e individuali

L’investigazione storica si è servita sempre delle impronte digitali come metodo identificativo e di riconoscimento delle persone. L’utilizzo di questo metodo è basato su due premesse diverse e importanti: le impronte digitali sono uniche e sono immutabili, per cui se vengono perse (ad esempio, a causa di un acido) ricrescono nella stessa esatta posizione in cui erano la prima volta. La scienza moderna ha dimostrato che queste due premesse sono valide, e anche se oggi ci si avvale di un’identificazione più facile da reperire (il DNA), le impronte digitali sono in uso ancora oggi, per identificare una persona.

9. I babilonesi le usavano come firma

Uno dei primi utilizzi delle impronte digitali nel corso della storia sembrerebbe risalire al 500 a.C, quando i babilonesi utilizzavano proprio l’impronta digitale come una firma. Naturalmente non erano disponibili i metodi moderni di identificazione, ma falsificare un’attestazione in questo modo diventava molto difficile, e loro utilizzavano effettivamente uno dei metodi più avanzati che abbiamo a disposizione oggi.

8. Un chirurgo non può trapiantare le impronte digitali (teoricamente)

Le impronte digitali si formano nell’ottavo mese di gravidanza, e le creste che sono presenti nelle impronte non dipendono dall’epidermide (quindi dalla parte più superficiale della pelle, quella che tocchiamo) ma dal derma, che è quella sottostante. Il derma, ricco di vasi sanguigni, ha delle creste strutturate, e anche se si sostituisse la pelle di un’altra persona alla propria le creste tornerebbero comunque le nostre, quando la ferita si riemargina, non quelle dell’altro. Per cui, anche se un chirurgo tentasse di modificarle, non ci riuscirebbe. Invece le cose cambiano se trapiantasse tutto il dito, ma in questo caso la cicatrice sarebbe troppo evidente.

7. Perché abbiamo proprio quelle impronte?

Le impronte si formano durante la gravidanza, e la loro formazione dipende da tantissimi fattori. Uno di questi è la composizione chimica del liquido amniotico materno, a cui vanno ad aggiungersi altre cose come i movimenti del feto all’interno dell’utero, della sua posizione e dei suoi movimenti. Visto che è impossibile che due bambini, anche gemelli, facciano queste cose in modo assolutamente identico, le impronte digitali sono uniche anche per due bambini nati dalla stessa gravidanza, anche provenienti dallo stesso ovocita.

6. Le impronte digitali possono identificare i cadaveri

In un modo piuttosto macabro, è possibile identificare i cadaveri a partire proprio dalle loro impronte digitali. Quello che si deve fare, in pratica, è rimuovere la pelle dal dito (che nel cadavere è sicuramente disidratato) e indossarlo sul proprio dito, come un guanto: in questo modo si riesce a fare abbastanza pressione da imprimere l’impronta digitale sull’inchiostro, riuscendo così ad identificare, se presenti nel database, la persona a cui appartenevano.

5. Anche l’impronta linguale è unica

Ciò che si verifica nel dito e che forma l’impronta digitale si verifica nello stesso modo anche nella lingua. Per questo, l’impronta linguale è unica in ciascun individuo, in modo simile a quanto accade con il dito, e sarebbe anche più sicura perché più grande. Non viene utilizzata perché è, per ovvi motivi, più scomoda, ma se non vi fidate dell’impronta digitale teoricamente è possibile sbloccare lo smartphone con la lingua.

4. L’impronta nasale negli animali

Analogamente a quanto con le dita viene fatto nell’uomo, negli animali viene presa in certi ambiti l’impronta nasale. Si può fare nel cane, nel gatto, ma anche in animali grandi come il bovino; visto che, per gli animali dal grande valore, teoricamente è possibile sostituire le marche o il microchip, gli allevatori possono prendere questo tipo di impronta evitando così le sostituzioni del loro animale.

3. Alcune persone non hanno impronte

L’adermatoglifia è una malattia estremamente rara che porta una persona a non avere le impronte digitali. Se questa malattia fosse stata diffusa sarebbe stato impossibile usarle per l’identificazione, invece per fortuna è estremamente rara: solo quattro famiglie nel mondo ne soffrono, trasmettendola per via ereditaria ai figli. Con una percentuale così bassa non è difficile, in caso di crimine, identificare chi sia il colpevole.

2. I sensori di impronte digitali possono identificare un dito vivo e un dito morto

Se avete paura che qualcuno possa tagliare il vostro dito per accedere ai contenuti del vostro telefono, potete stare tranquilli. Il dito potete anche perderlo, ma i vostri dati sono al sicuro, perché il sensore è in grado di identificare la differenza tra un dito vivo e uno morto, e in quest’ultimo caso non sbloccherà il telefono. Questo perché è necessaria, per il sensore, la stessa tecnologia necessaria per il touch screen: se il dito è morto non c’è un flusso di elettroni, e il sensore non si attiva.

1. Le impronte digitali saranno sempre più utilizzate

Anche se molti pensano che le impronte digitali siano sempre più cadute in disuso dalla scoperta del DNA, in realtà non è assolutamente così. Ne abbiamo una prova con gli smartphone che leggono le impronte, ma anche bancomat e farmacie, oltre che esercizi che vendono sostanze proibite ai minori (come l’alcool) stanno facendo sempre più uso delle impronte digitali: del resto, sono un metodo semplice per un’identificazione unica della persona.

FONTE: 10 curiosità interessanti sulle impronte digitali!